Salotto

Tuca-Tuca ah ah

Ero forse alla prima media quando il Tuca-Tuca imperversò e mi costò una bella nota sul registro di classe.

Insieme alla ancor oggi inseparabile amica Gabriella, eravamo le capobanda della classe e, in attesa della prof di storia che al solito stava ritardando, organizzammo un bel Tuca-Tuca sui banchi. Sì, proprio sui banchi, nel senso in piedi sopra i banchi, al ritmo del nostro coro appena accennato. Al palo, se non ricordo male, c’era Patrizia.
Io ero presa, presissima. Mi è sempre piaciuto ballare e l’ho sempre fatto, anche in macchina, da sola, a casa, in treno, ovunque, e ovunque sembrava esistere solo la musica e la sensazione del mio corpo che inseguiva il ritmo della musica stessa. Il resto svaniva. Era nulla.
Beh, dicevo, ero talmente presa che quando arrivai al
“È tanto bello ballare così con te”, ecco, al “te”, dopo aver spalancato le braccia e aperto gli occhi, vidi ciò che non avrei voluto vedere.
La professoressa Bedello, con gli occhiali calati sulla punta del naso e le braccia conserte (come se ci fosse stato bisogno di dare un’apparenza più austera e antipatica alla sua posa) mi guardava fissa dal basso all’alto con i suoi peculiari occhi sferici usciti ancor più dalle orbite.
Sfilai lo sguardo dalla presa del suo, facendolo planare sull’intera classe. Le compagne, tutte composte, erano sedute al loro posto. Patrizia, compagna di banco, con gli occhi bassi mi sussurrò: “Hanno sentito tutte, tranne te. Non è colpa mia!”.
E io, che da quella altezza sovrastavo l’intera classe, mi sarei voluta lanciare direttamente dalla finestra, e scomparire.
Fu la prima e unica nota scolastica, e me la ricorderò per sempre.

Mia madre non credette alle mie parole.
Cioè, fammi capire, Emma, tu hai preso una nota per Raffaella Carrà?
Sì, mamma.
Ballando il Tuca-Tuca sopra il banco?
Sì, mamma.
Non ci credo!
E non lo credette fino a quando il fattaccio non le fu confermato dalla prof stessa.

Beh, dopo la nota e non ricordo quale punizione dei miei genitori, per consolarmi presi carta e penna e scrissi a Raffaella Carrà. Avevo queste strane abitudini. Scrivevo letterine, cartoline, bigliettini. Il bello è che lei mi rispose allegando una sua foto autografata che ricorda esattamente questa, o quasi. E a me della nota non importò più nulla, anzi, mi sembrò un prezzo tutto sommato appetibile per aver ottenuto ciò che non speravo 🙂

Quando la troverò, la foto, la sostituirò.
Così, per memoria, per ricordo, per un saluto.
Ciao, Raffaella, e grazie!

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 3 persone, persone in piedi e il seguente testo "RCл Raffaella Carra ITALIANA STEREO 10518"

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